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martedì 10 marzo 2015

Cassa depositi e prestiti emette il suo primo bond. Ecco i punti di forza



Dal 9 marzo tutti i cittadini italiani maggiorenni e residenti nel Paese potranno sottoscrivere i nuovi bond emessi da Cassa depositi e prestiti. Il Gruppo di via Goito ha infatti deciso, per la prima volta nella sua storia centenaria, di emettere delle obbligazioni destinate al grande pubblico.
Lo scopo, fanno sapere dalla Cdp, è quello di raccogliere fondi per finanziare un ambizioso progetto destinato a sostenere la ripresa economica del Paese. È per questa ragione che il legislatore ha dato il suo ok ad una tassazione agevolata per i rendimenti.
Ma facciamo un passo indietro. Le nuove obbligazioni saranno sottoscrivibili nelle filiali delle maggiori banche (qui l’elenco >>). Il tasso sarà fisso all’1,75% per i primi due anni e successivamente sarà variabile, agganciato all’Euriobor 3 mesi. Gli analisti concordano che in futuro questo indice crescerà, generando un maggiore profitto per gli investitori.
C’è poi, come detto, la quesitone della tassazione. Lo statuto della Cassa depositi e prestiti obbliga il gruppo ad investire solo in progetti che abbiano una utilità pubblica. Quindi in infrastrutture, come quelle per la viabilità o quelle energetiche, nella scuola o nel sostegno alle imprese. Ecco dunque che il legislatore, proprio in virtù di questo interesse pubblico, ha deciso di accordare una tassazione agevolata pari al 12,5%, invece del 26% fissato per le altre rendite finanziarie.




martedì 16 aprile 2013

Btp Italia, ordini per oltre 8 miliardi

 
Dal Corriere della Sera:


Un grande successo: supera la soglia degli 8 miliardi di sottoscrizioni il Btp Italia indicizzato all'inflazione nel primo giorno di collocamento. Successo talmente grande che il Ministero dell'Economia ha deciso di chiudere le sottoscrizioni il 16 aprile, in anticipo di un giorno sul previsto. Per la precisione, a fine giornata, le adesioni hanno raggiunto quota 8.984.117.000 euro. Il titolo è indicizzato all'inflazione e offre un rendimento minimo garantito del 2,25 per cento.

RACCOLTA - Del resto il Tesoro aveva preannunciato la possibilità di una chiusura anticipata: «Se dovessimo registrare un andamento analogo a quello dell'ottobre scorso sicuramente chiuderemmo in anticipo», aveva sottolineato il direttore generale del Tesoro per il debito pubblico, Maria Cannata. Lo scorso ottobre l'emissione di Btp Italia chiuse a 18 miliardi di euro.

SPREAD IN LIEVE CALO - Lo spread Btp-Bund segna intanto un lieve calo a 305 punti base con il rendimento del Btp a 10 anni al 4,31%. Il differenziale tra i titoli a 10 anni spagnoli e tedeschi è al 344 punti base con il tasso dei Bonos al 4,70%.

lunedì 26 ottobre 2009

Unicredit rafforza il patrimonio

Il 13 novembre l’assemblea dei soci Unicredit, sarà chiamata ad approvare il previsto aumento di capitale da quattro miliardi per rafforzare il patrimonio dopo la rinuncia ai Tremonti-bond.
L’operazione dovrebbe scattare nel primo trimestre del 2010 spingendo il Core Tier 1 al 7,65% e il Tier 1 ratio a 8,46% (i valori sono pro-forma al 30 giugno). Il gruppo si allineerà così ai principali concorrenti europei, anche in vista della revisione delle regole di Basilea II e delle pagelle compilate dalle agenzie di rating.

giovedì 2 luglio 2009

Investimenti: sempre più on line

Questo periodo di crisi è un momento di grandi interrogativi per la maggioranza degli investitori.
Per chi vuole investire “fai da te”, Internet è lo strumento ideale e la concorrenza tra banche specializzate per conquistare le ulteriori masse di investitori che inevitabilmente si avvicineranno al trading online è destinata ad accentuarsi, a tutto vantaggio dei clienti.
L’ingresso su questo mercato di un gruppo come IngDirect, non solo conferma che le prospettive di questo business in Italia sono buone, ma dimostra anche che investire i propri risparmi in modo diretto, usando la Rete, è destinato a diventare sempre più facile e accessibile.
Anche perché trading online non significa solo investire in azioni, speculare, utilizzare strumenti finanziari sofisticati. Anzi, sempre di più Internet viene utilizzato per compare e vendere semplici titoli di stato, obbligazioni e fondi comuni.
Con la diffusione del trading online si spiega anche la crescente popolarità tra i privati degli ETF, i fondi quotati in borsa e dei certificati di investimento, due strumenti anche combinabili insieme per investire anche con piccoli capitali su qualunque mercato.

martedì 16 giugno 2009

Il debito pubblico

Il debito pubblico è il debito contratto da uno Stato per far fronte al proprio fabbisogno.

I titolari del debito pubblico, ovvero i creditori dello Stato, sono quei soggetti che hanno in qualche modo finanziato lo Stato. Grazie al debito pubblico, ogni Stato finanzia la propria crescita economica, i servizi che offre ai suoi cittadini, i suoi investimenti: per questo motivo una corretta gestione del debito pubblico è fra i più importanti compiti di ogni Governo.

Gli strumenti tramite i quali uno Stato finanzia il proprio debito pubblico sono diversi. Lo strumento di gran lunga più utilizzato è senza dubbio quello dell’emissione di obbligazioni.

Nel caso dello Stato italiano. gli strumenti a medio-lungo termine sono principalmente i Btp (Buoni del Tesoro poliennali, con scadenza variabile da 3 a 30 anni) e i Cct (Certificati di credito del Tesoro).
Per scadenze più brevi, il Ministero del Tesoro utilizza invece i Bot (Buoni ordinari del Tesoro, con scadenza dai 3 ai 12 mesi) e i Ctz (Certificati del Tesoro zero coupon, con scadenza a 24 mesi).

Tramite il proprio debito, ogni Stato finanzia il proprio deficit, ossia la differenza tra le proprie entrate e le proprie uscite. Le uscite di uno Stato sono composte sia dalla spesa pubblica che dall’interesse sul debito (le varie obbligazioni, come i Bot o i Btp): per questo un debito fuori controllo può diventare un grande rischio per un bilancio pubblico in quanto può comportare un incremento del deficit a causa di interessi montanti e quindi un circuito negativo che può anche portare al default di uno Stato, quando questo diventa insolvente e rifiuta di pagare i propri creditori.

E' gia' capitato che alcune Nazioni siano state costrette, per evitare di essere tagliate fuori dagli investimenti internazionali, a operare forti e dolorosi tagli alla propria spesa e al proprio Stato sociale (per esempio chiudendo scuole, ospedali e altri servizi di utilità pubblica). Per scongiurare una simile evenienza i governi cercano in genere di mantenere sotto controllo i livelli del proprio debito attraverso diversi strumenti.

Oltre alla riduzione della spesa pubblica (nei casi meno gravi), uno strumento assai utilizzato è quello del taglio del costo del denaro, ossia dei tassi d’interesse. Un governo che sia dotato di una banca centrale (per esempio gli USA) potrà abbassare il costo del denaro in maniera che il debito contratto nella sua valuta finisca per “costare di meno”. Nel caso dell’Unione Europea, la Banca centrale europea regola il costo del denaro e quindi usa la leva monetaria a livello continentale (contemporaneamente nei confronti di tutti i paesi che utilizzano l’euro come propria moneta, l’Eurozona).

Per rimanere sul caso dell’Unione europea va ricordato che i criteri di Maastricht hanno imposto alle varie nazioni europee alcuni parametri di riferimento per salvaguardare la tenuta delle finanze pubbliche. In particolare va ricordato che si chiese alle nazioni di mantenere il proprio debito entro il 60% del proprio prodotto interno lordo, oppure che si dimostrasse questa tendenza (è il caso dell’Italia che ha un debito superiore al 100% del proprio Pil).

Va infine ricordato che lo Stato ha anche altri metodi per ridurre il proprio debito oltre a quello dell’emissione di obbligazioni: nel caso italiano si possono fare gli esempi della raccolta postale, dei libretti di risparmio, dei buoni fruttiferi, dei conti correnti, dei debiti verso la Banca d’Italia, verso altre banche, dei debiti verso soggetti esteri.
(fonte bancaditalia.it)

venerdì 29 maggio 2009

Scende l'euro, salgono i titoli

Riporto un post di Salvatore Peluso (salvatorepeluso.blogspot.com) che spiega bene perchè risalgono i titoli di stato italiani mentre scende l'euro.

"Ora che l'impatto della crisi internazionale sta diventando meno pressante, si registra nel mondo dei bond governativi un processo inverso al "flight to quality" avvenuto nel momento di maggior timore per i mercati.

Infatti uno dei termometri più attendibili per verificare il sentiment degli operatori sul rischio paese Italia, è lo spread tra il bund tedesco e il nostrano Btp.

Dove siamo passati da un gap di 160 basis point a circa 114.

Questo processo di normalizzazione si può meglio notare esaminando l'andamento di un Btp a 5 anni e quello di un CCT con pari scadenza.

La salita di entrambi i titoli da dicembre ad oggi è violenta e inconsueta per dei bond statali con scadenze di medio termine, frutto di un riposizionamento dei mercati su assets anche non primarissimi nell'ambito delle obbligazioni governative.

Da notare che questo incremento dei prezzi si sta verificando in un periodo di calo di tassi, il che appare normale per i Btp che essendo a tasso fisso beneficiano sempre di queste situazioni, ma decisamente anomalo per i Cct che esprimono un tasso variabile e quindi strettamente correlato a quello dei Bot, la cui discesa continua seguendo la strada tracciata dai tassi anglo - americani, ormai vicinissimi allo zero.

Questo mentre dall'apertura delle autorità UE all'utilizzo di strumenti di politica monetaria non convenzionali, in probabile futuro adeguamento alle scelte statunitensi e britanniche, ne beneficiano il dollaro e la sterlina che riguadagnano parte del terreno perso precedentemente nei confronti dell'Euro.

Sulla moneta unica pesano le prospettive di ulteriori espansioni monetarie e il futuro ricorso al quantitative easing, con conseguenti possibilità inflattive nel medio periodo."
(http://salvatorepeluso.blogspot.com/2009/04/ecco-perche-risalgono-i-titoli-di-stato.html)